Parrocchia di Castiglione Torinese














MONSIGNOR ROSTAGNO, CINQUANT'ANNI FA....


da "Il Risveglio Popolare", Ivrea 4 Dicembre 2009

IVREA - All'alba dell'8 dicembre 1959 moriva dopo breve malattia, monsignor Paolo Rostagno, vescovo di Ivrea per vent'anni. Lo ricordiamo ogni anno nella liturgia, in quanto ultimo vescovo morto ad Ivrea, ma quest'anno vogliamo ricordarlo in modo particolare in occasione del cinquatesimo anniversario della sua morte.
Era nato nel 1883 a Castiglione Torinese, non lontano da Chivassa, patria di un altro vescovo poco più anziano, monsignor Ferdinando Bernardi. Questi da giovane prete era andato in Sardegna come cappellano dei minatori e in diocesi di Iglesias era stato successivamente parroco della Cattedrale, rettore del Seminario e vicario generale; nel 1931 veniva nominato vescovo d Andria, consacrato nella cattedrale di Iglesias (partecipava anche il giovane Nunzio monsignor Fietta) e nel '35 nominato arcivescovo di Taranto. A succedergli venne chiamato monsignor Rostagno, che fu vescovo di Andria per quattro anni, fino al '39: l'amicizia con il concottadino monsignor Bernardi e il ricordo affettuoso dei diocesiani di Andria contribuirono a mantenere vivo il suo legame con il sud Italia nel seminario eporediese, durante i suoi anni, vi fu sempre qualche seminarista che monsignor Bernardi inviava a studiare e a coltivare lo scambio culturale nord-sud. Oggi possiamo comprendere ancor meglio di allore come questi scambi siano stati importanti.
Monsignor Rostagno giunse ad Ivrea poche setimane prima dell'inizio della seconda guerra mondiale e i suoi primi anni di episcopato furono segnati dagli eventi drammatici che non risparmiarono il Canavese. Questa situazione rallentò per qualche ano le visite pastorali, che poi si intensificarono e lo portarono anche nelle più piccole parrocchie di montagna, a piedi, meno volentieri sul mulo, lui che di natura non era uno sportivo. Qualche aneddoto gustoso contribuiva a renderne più simpatica la figura. Ebbe una cura tutta particolare per il Seminario, che nei suoi anni contava più di cento seminaristi, dalle scuole medie alla teologia. Li conosceva uno per uno, con il loro nome e la parrocchia di origine, seguendone da vicino il curruculum scolastico e formativo.
Passati gli anni della guerra si preoccupò di far eseguire i restauri e adeguamenti per i due edifici del Seminario, coadiuvato efficacemente dal erttore monsignor Meaglia, e i lavori vennero inaugurati solennemente nel '56. Dopo la severità del predecessore monsignor Filippello (1898-1939), la bontà di monsignor Rostagno era diventata quasi proverbiale, ma non gli impediva all'occorrenza di mostrarsi fermo nelle decisioni prese e di affrontare situazioni difficili:come avvenne nel '45 alla fine della guerra, quando non esitò a raggiungere il comando tedesco occupante e convincerlo alla resa senza ulteriore spargimento di sangue.
Aveva promesso di costruire un nuovo santuario al Monte Stella, più grande di quello esistente, come segno di gratitudine alla Madonna per aver risparmiato Ivrea da gravi rappresaglie e distruzioni. Dopo la grandiosa Peregrinatio Mriae degli anni '48-49 i lavori furono accelerati e monsignor Rostagio potè inaugurare l'attuale santuario, in occasione dell'Anno Mariano del '54, senza riuscire però a completare tutto il progetto previsto, che era ben più grandioso. Ebbe anche la gioia di veder sorgere la nuova parrocchia del Sacro Cuore, grazie alla collaborazione della Olivetti, che aveva fatto crescere il nuovo quartiere di San Grato. Nel frattempo Adriano Olivetti era divenuto nel '56 sindaco di Ivrea. Erano gli anni del boom e dello sviluppo della Città, con i numerosi immigrati che giungevano dal sud Italia.
I preti diocesiani in quegli anni erano più di trecento, più di cento i religiosi e un migliaio le suore, poteva sembrare una situazione tranquilla, ma nuovi fermenti si facevano sentire. Monsignor Rostagno si rendeva conto dei cambiamenti e al tempo stesso sentiva che le sue forze diminuivano. Fece in tempo a vedere l'elezione di Giovanni XXIII, che gli ricordava San Pio X, di cui era molto devoto; accolse con stupore, com quasi tutti, l'annuncio del Concilio, ma capiva che sarebbe toccato a qualcun altro vivere la nuova stagione. "Verrà un altro vescovo, più giovane e più preparato di me... non so se ci sarà un vescovo che vi amerà come me": erano le parole che ogni tanto ripeteva ai chierici del Seminario nelle sue ultime visite. Accompagnammo solennemente la processione dei Canonici che gli portarono il S. Vicario: era il primo giorno della novena dell'Immacolata; dopo che ebbe ricevuti i SS. Sacramenti tutti i chierici, liceali e teologi, passammo a salutarlo: era abbastanza lucido ma sfinito, fu un momento commovente. Concluse la sua novena dell'Immacolata proprio il mattino dell'8 dicembre, mentre le campane del Duomo suonavano l'Ave Maria.

Monsignor Arrigo Miglio