Parrocchia di Castiglione Torinese

Parrocchia di Castiglione Torinese

Agosto
Settembre
2018

AGOSTO:
Ufficio Parrocchiale Solo SABATO 9 - 11


LA PAROLA DEL MESE

19 AGOSTO - XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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26 AGOSTO - XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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2 SETTEMBRE - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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16 SETTEMBRE - XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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23 SETTEMBRE - XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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30 SETTEMBRE - XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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PELLEGRINAGGIO

Pellegrinaggio Parrocchiale in Umbria “Terra di Francesco”

3 – 7 settembre 2018
Programma, informazioni e iscrizioni in ufficio parrocchiale entro fine maggio


preghiera

Castiglione in Preghiera

Primo Venerdì del Mese

h. 15-19
Adorazione Eucaristica in cappella

h. 18.30
preghiera dei Vespri in cappella

h. 21
Preghiera Comunitaria in cappella con Adorazione Eucaristica




Catechesi sull’Eucaristia



Spunti da alcune riflessioni di Papa Francesco

L'Eucaristia si colloca nel cuore dell’«iniziazione cristiana», insieme al Battesimo e alla Confermazione, e costituisce la sorgente della vita stessa della Chiesa. Da questo Sacramento dell’amore, infatti, scaturisce ogni autentico cammino di fede, di comunione e di testimonianza. Quello che vediamo quando ci radunia-mo per celebrare l’Eucaristia, la Messa, ci fa già intuire che cosa stiamo per vivere. Al centro dello spazio destinato alla celebrazione si trova l’altare, che è una mensa, ricoperta da una tovaglia, e questo ci fa pensare ad un banchetto. Sulla mensa c’è una croce, ad indicare che su quell’altare si offre il sacrificio di Cristo: è Lui il cibo spirituale che lì si riceve, sotto i segni del pane e del vino. Accanto alla mensa c’è l’ambone, cioè il luogo da cui si proclama la Parola di Dio: e questo indica che lì ci si raduna per ascoltare il Signore che parla mediante le Sacre Scritture, e dun-que il cibo che si riceve è anche la sua Parola. Parola e Pane nella Messa diventano un tutt’uno, come nell’Ultima Cena, quando tutte le parole di Gesù, tutti i segni che aveva fatto, si condensarono nel gesto di spezzare il pane e di offrire il calice, anticipo del sacrificio della croce, e in quelle parole: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo … Prendete, bevete, questo è il mio sangue”. Come viviamo l’Eucaristia, come Chiesa e come singoli cristiani? È un momento di festa, una tradizione , un’occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più? Ci sono dei segnali molto concreti che ci dicono se noi viviamo bene l’Eucaristia. Il primo indizio è il nostro modo di guardare e considerare gli altri. Nell’Eucaristia Cristo attua il dono di sé sulla Croce. Tutta la sua vita è un atto di totale condivisione di sé per amore; perciò Egli amava stare con i discepoli e con le persone che aveva modo di conoscere. Questo significava per Lui condividere i loro desideri, i loro problemi, quello che agitava la loro anima e la loro vita. Ora noi, quando partecipiamo alla Santa Messa, ci ritroviamo con uomini e donne di ogni genere… Ma l’Eucaristia che celebro, mi porta a sentirli tutti, davvero, come fratelli e sorelle? Fa crescere in me la capacità di gioire con chi gioisce e di piangere con chi piange? Mi spinge ad andare verso i poveri, i malati, gli emarginati? Mi aiuta a riconoscere in loro il volto di Gesù? Tutti noi andiamo a Messa perché amiamo Gesù e vogliamo condividere, nell’Eucaristia, la sua passione e la sua risurrezione. Ma amiamo, come vuole Gesù, quei fratelli e quelle sorelle più bisognosi? Il secondo indizio è la grazia di sentirsi perdonati e pronti a perdonare. «Perché si dovrebbe andare in chiesa, visto che chi partecipa alla Santa Messa è peccatore come gli altri?». Quante volte lo abbiamo sentito! In realtà, chi celebra l’Eucaristia non lo fa perché si ritiene o vuole apparire migliore degli altri, ma proprio perché si riconosce bisognoso di essere accolto e rigenerato dalla misericordia di Dio. Se non ci sentiamo bisognosi della misericordia di Dio, non ci sentiamo peccatori, è meglio che non andiamo a Messa! Andiamo a Messa perché siamo peccatori e vo-gliamo ricevere il perdono di Dio e partecipare alla redenzione di Gesù, al suo perdono. Quel “Confesso” che diciamo all’inizio non è un “pro forma”, è un vero atto di penitenza! Ultimo indizio prezioso ci viene offerto dal rapporto tra la celebrazione eucaristica e la vita delle nostre comunità cristiane. Bisogna sempre tenere presente che l’Eucaristia non è qualcosa che facciamo noi; non è una nostra commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto. È proprio un’azione di Cristo! È Cristo che agisce, è lì sull’altare. E’ un dono di Cristo, il qua-le si rende presente e ci raccoglie attorno a sé, per nu-trirci della sua Parola e della sua vita. Questo significa che la missione e l’identità stessa della Chiesa sgor-gano da lì, dall’Eucaristia, e lì sempre prendono for-ma. Una celebrazione può essere impeccabile dal punto di vista esteriore, bellissima, ma se non ci con-duce all’incontro con Gesù Cristo, rischia di non por-tare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita. Il cuore si riempie di fiducia e di speranza pensando alle parole di Gesù riportate nel Vangelo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Viviamo l’Eucaristia con spirito di fede, di preghiera, di perdono, di penitenza, di gioia comunitaria, nella certezza che il Signore compirà quello che ci ha promesso: la vita eterna. Così sia!